Vivaismo frutticolo
Le produzioni vivaistiche frutticole della provincia di Trento, certificate geneticamente e sanitariamente, sono quasi interamente rivolte al settore delle pomacee ed in particolare del melo. Tali produzioni sono tuttora regolamentate dalla L.P. 33/82 e dal relativo regolamento di attuazione, che garantisce, attraverso l’effettuazione dei controlli previsti nel processo di certificazione, gli aspetti genetico-sanitari dei materiali di moltiplicazione prodotti ed immessi in commercio.
Il processo di certificazione genetico-sanitaria delle produzioni vivaistiche frutticole è seguito dall’Ufficio Fitosanitario provinciale, in collaborazione con l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige e vi aderiscono tutte le aziende vivaistiche frutticole della provincia di Trento (17 aziende). Gran parte delle suddette aziende vivaistiche sono riunite nel Consorzio Vivaisti Frutticoli Trentini, in sigla CO.VI.F.T..
I compiti del Consorzio consistono: nella gestione dei campi di moltiplicazione; nella programmazione dell'assortimento varietale; nella distribuzione del materiale vegetale; nella stipulazione degli accordi per la propagazione. Il CO.VI.F.T. inoltre funge da interfaccia con gli organismi ufficiali che attuano il controllo nelle fasi del processo di certificazione delle produzioni vivaistiche frutticole. Le problematiche legate alla carenza, sul territorio provinciale, di terreni per la realizzazione di ampie superfici a vivaio necessarie per produrre piante di melo preformate in relazione alle mutate esigenze della moderna frutticoltura, l’elevato costo degli affitti e, più recentemente, le problematiche fitosanitarie causate dalla fitoplasmosi Apple proliferation (Scopazzi del melo) e dalla batteriosi Erwinia amylovora (Colpo di fuoco) hanno determinato lo spostamento di gran parte dei vivai frutticoli, dei campi di piante madri per marze e per portainnesti, in zone di regioni limitrofe idonee per produrre materiale vivaistico certificato di pomacee e con passaporto fitosanitario ZP.
Il vivaismo frutticolo in Trentino infatti è quasi interamente rivolto al settore delle pomacee ed in particolare del melo. Rimangono in provincia di Trento, presso l’Istituto Agrario di San Michele a/A, le prime fasi del processo di certificazione vivaistica frutticola quali la fase conservazione per la premoltiplicazione e la fase di premoltiplicazione realizzate entrambe in ambiente protetto (Screen house).
Per queste due fasi il suddetto Istituto, in accordo con l’Ufficio fitosanitario, ha presentato richiesta di adesione al Servizio nazionale di certificazione volontaria del materiale di propagazione vegetale delle piante da frutto ed è stato riconosciuto dal Comitato Nazionale per la Certificazione, sulla base del Decreto 24 luglio 2003, come Centro di conservazione per la premoltiplicazione e come Centro di premoltiplicazione per le pomoidee.
Con il medesimo DM 24 luglio 2003 è stato istituito il Servizio nazionale di certificazione volontaria del materiale di propagazione vegetale delle piante da frutto che è costituito, ai sensi dell’art. 2 comma 2, dal Comitato nazionale per la certificazione (nominato con decreto ministeriale 20 luglio 2004), dalla Segreteria operativa, e dai servizi fitosanitari delle regioni e delle provincie autonome competenti per territorio. Una delle principali funzioni del Comitato nazionale per la certificazione, alla quale sono attualmente occupati diversi gruppi di lavoro delle regioni e provincie autonome maggiormente interessate, consiste nella proposta dei disciplinari di produzione per la certificazione delle singole specie di piante da frutto.
I disciplinari di produzione stabiliranno, una volta approvati, le regole comuni a livello nazionale per dare attuazione ai processi di certificazione per le singole specie frutticole (il disciplinare delle pomoidee è in avanzata fase di definizione e di prossima approvazione).
Tale regolamentazione ha lo scopo di armonizzare a livello nazionale le procedure per ottenere produzioni vivaistiche certificate, di istituire un registro nazionale delle cultivar, dei cloni e delle selezioni certificabili, di definire le fasi del processo di certificazione, di dare definizioni comuni al materiale di moltiplicazione ed al relativo stato sanitario. Il citato decreto individua le seguenti definizioni del materiale di moltiplicazione delle piante da frutto e dei relativi stati sanitari:
- fonte primaria: materiale di origine prodotto dal costitutore e conservato dal medesimo o dagli aventi causa;
- pre-base: materiale prodotto da piante ottenute dalla prima moltiplicazione della fonte primaria e mantenuto presso il centro di conservazione per la premoltiplicazione in numero minimo di 2 piante madri;
- base: materiale prodotto da piante ottenute dalla prima moltiplicazione del materiale di pre-base e mantenuto presso il centro di premoltiplicazione in un numero di piante madri variabili (minimo 2) in relazione all’importanza e alle tecniche di moltiplicazione della specie e della cultivar considerata;
- certificato: materiale prodotto da piante ottenute dalla prima moltiplicazione del materiale base e mantenuto presso il centro di moltiplicazione, in numero di piante madri variabili in relazione all’importanza e alle tecniche di moltiplicazione della specie e della cultivar considerata, da utilizzare per le produzioni commerciali da certificare. Gli stati fitosanitari dei materiali di moltiplicazione si distinguono in:
- virus esente (v.f. = virus free): materiale esente da virus, viroidi, fitoplasmi ed altri agenti infettivi sistemici noti per la specie considerata, come specificamente indicato dai disciplinari delle singole specie;
- virus controllato (v.t. = virus tested): materiale esente da virus, viroidi, fitoplasmi ed altri agenti infettivi specifici di particolare importanza economica, come specificamente indicato dai disciplinari delle singole specie. I materiali di propagazione delle piante da frutto certificati, risultati esenti dagli organismi nocivi indicati dalla direttiva 2000/29/CE e conformi a quanto previsto dal decreto ministeriale del 14 aprile 1997, devono essere accompagnati da apposito cartellino-certificato, a garanzia che tutte le operazioni di controllo sono state effettuate secondo le prescrizioni del decreto nazionale (decreto ministeriale 24 luglio 2003) e dei disciplinari di produzione delle singole specie riportante anche i dati richiesti per il passaporto delle piante e per il documento di commercializzazione. La Provincia Autonoma di Trento, tramite l’Ufficio Fitosanitario e con l’Istituto Agrario di S. Michele a/A., sta collaborando con il Comitato Nazionale per la Certificazione per la predisposizione del decreto che detta le disposizioni generali per la produzione di materiale di moltiplicazione certificato delle specie arbustive ed arboree da frutto, nonché delle specie erbacee a moltiplicazione agamica e per la predisposizione dello specifico disciplinare per la produzione di materiale di propagazione certificato delle pomoidee. Si auspica che vengano definiti i nodi cruciali che hanno impedito finora l’approvazione di norme nazionali, quali la responsabilità del fornitore (vivaista) della corrispondenza genetica e sanitaria del materiale ceduto con quanto riportato in etichetta e nei relativi documenti di commercializzazione ed il compito dei servizi fitosanitari regionali e provinciali che dovrà essere la verifica, attraverso modalità operative comuni stabilite dal Servizio nazionale di certificazione, del rispetto di quanto previsto dai singoli disciplinari e non l’effettuazione di tutti i controlli ed analisi previsti dai disciplinari sostenendone gli oneri. Infine aspetti non trascurabili che dovranno essere affrontati sono la gestione unitaria delle etichette e la previsione di meccanismi attraverso i quali, pur senza aumentare i rischi fitosanitari, possano essere introdotte velocemente nel processo di certificazione le nuove varietà.
La produzione vivaistica frutticola in Trentino
La consistenza dei vivai frutticoli gestiti da vivaisti trentini è di circa 50 ettari di piante certificate, di circa 5 ettari di piante madri per la produzione di marze e di circa 22 ettari di piante madri per la produzione di portainnesti. Al fine di garantire la corrispondenza varietale e la sanità del materiale di propagazione utilizzato, viene condotta sulle suddette superfici a vivaio dagli ispettori dell’Ufficio Fitosanitario una intensa attività di controllo durante la stagione vegetativa.
In fase di coltivazione e nelle successive operazioni di raccolta, condizionamento e trasporto, i materiali di moltiplicazione devono essere tenuti separati per ogni tipologia e stato sanitario. La produzione vivaistica frutticola complessiva di astoni certificati nel corrente anno risulta, sulla base delle denunce di produzione delle stesse ditte vivaistiche, pari a 1.008.268 astoni disponibili per la primavera 2006. Nella tabella 1, inerente la produzione di astoni 2005, sono riportate tutte le combinazioni d'innesto del materiale frutticolo, prodotto sulla base dei parametri fissati dalla vigente legge provinciale di settore nonché sulla base delle norme fitosanitarie e di commercializzazione.
Risulta sempre preponderante il materiale innestato su portainnesto EM 9 su quasi tutte le varietà; fanno eccezione la Red Chief, varietà spur e la Morgen Dallago, innestate principalmente su EM 26.
L'assortimento varietale risulta sostanzialmente costituito da varietà e cloni dello scorso anno con una netta prevalenza della tradizionale Golden delicious, che ritorna dopo sei anni a valori superiori al 50% a scapito della varietà Fuji, del gruppo Gala e della Renetta Canada, che hanno subito una forte contrazione. L’andamento altalenante della produzione di astoni di melo dei principali gruppi varietali è dovuto ad un complesso di cause, ma principalmente al rendimento produttivo ed ai prezzi liquidati ai frutticoltori per le varietà medesime negli anni precedenti. Il materiale vivaistico frutticolo certificato nella provincia di Trento nell’anno in corso ha raggiunto una percentuale elevata, pari all’88% degli astoni prodotti, grazie al continuo lavoro di risanamento delle nuove varietà emergenti effettuato dagli Enti preposti e dall’impegno della Provincia Autonoma di Trento, dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e dei vivaisti frutticoli trentini nell’approvigionamento di materiale vivaistico certificato geneticamente e sanitariamente.
Si ritiene fondamentale, per le imprese frutticole, una programmazione aziendale costante per il rinnovo di impianti vecchi ed obsoleti e/o con problemi fitosanitari, che cerchi di diversificare l'assetto varietale in ambito aziendale scegliendo le cultivar in base alla vocazione di ogni singolo territorio.
Tale programmazione risulta necessaria per poter disporre, al momento di realizzazione dei nuovi impianti, di astoni di melo ben ramificati in considerazione che alle ditte vivaistiche, per produrre un astone di melo ben ramificato, servono almeno due anni.
Si ribadisce inoltre ai frutticoltori di porre molta attenzione alle fonti di approvvigionamento degli astoni, soprattutto di fronte alla possibilità di diffusione di malattie epidemiche gravi per la frutticoltura, quali l'Erwinia amylovora (Colpo di fuoco batterico) che è comparso per la prima volta nelle valli di Non e di Sole nel corrente anno. Pertanto gli astoni devono essere accompagnati dal passaporto delle piante CE con l'indicazione ZP (zona protetta), che garantisce il rispetto delle condizioni imposte dalla normativa nazionale e comunitaria per l’introduzione di materiale vegetale in zone protette dell’Unione Europea, nei confronti della suddetta patologia, come risulta essere attualmente il territorio della provincia di Trento.