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Situazione attuale

Anche se l'attività zootecnica ha oggi un minor peso economico rispetto al passato, il suo ruolo nella manutenzione dell'ambiente naturale, per ciò che riguarda la gestione dei prati permanenti e dei pascoli, rimane fondamentale.   
Secondo i dati del V censimento generale dell’agricoltura, in Trentino nel 2000 la superficie investita a prato permanente, foraggiere avvicendate e pascolo è pari a 120.000 ha, di cui approssimativamente 30.000 ha sono costituiti da prato permanente e foraggiere avvicendate, 50.000 ha da pascoli di malghe, 40.000 ha da pascoli per ovicaprini, in parte abbandonati. L'importanza della corretta gestione di una così vasta superficie attraverso lo sfalcio e il pascolamento è considerata assolutamente indispensabile sia per contenere i pericoli di incendio, sia per il ruolo di tutela del territorio e del paesaggio per continuare a fornire un'immagine del Trentino adeguata alle richieste del turismo.
Le funzioni di manutenzione ambientale rappresentano una prerogativa propria solamente di una zootecnia estensiva. Bisogna riconoscere, infatti, che la concentrazione dell'attività zootecnica in aziende di dimensioni sempre più elevate, al fine di migliorare la redditività, ha provocato un aggravamento dei problemi ambientali. La progressiva riduzione del patrimonio zootecnico e del numero di aziende che allevano bestiame hanno avuto effetti negativi sull'utilizzo delle superfici foraggiere sia in termini quantitativi sia qualitativi.
La produzione media annua di latte per capo in provincia di Trento è pari a circa 66 q (dato A.I.A. 2001) ma molti allevamenti sono in grado di raggiungere produzioni annue superiori ai 90 q/capo. Mentre le produzioni di latte più contenute sono compatibili con razioni alimentari costituite da foraggi grossolani di non elevata digeribilità, affienati anche in condizioni meteorologiche poco favorevoli, gli animali che forniscono produzioni più elevate necessitano di un'alimentazione più curata e ricca di concentrati che comporta la necessità di reperire, spesso fuori provincia, foraggi di migliore qualità. Elevati livelli produttivi di latte, pertanto, sono difficilmente compatibili con l'utilizzo delle risorse foraggiere della Provincia e conseguentemente con il miglior uso del territorio.
A questo proposito è auspicabile un rallentamento dell'intensificazione produttiva e, accanto a ciò, è indispensabile un radicale miglioramento della qualità dei foraggi al fine, tra l'altro, di ridurre l'incidenza dei costi di alimentazione del bestiame.

In considerazione di quanto fin qui evidenziato sembra di poter affermare che la filiera della produzione, maggiormente valida nel passato:
allevatore – animale - carne/latte - trasformazione prodotto - commercializzazione - economia locale
debba oggi più realisticamente essere sostituita con la filiera:
allevatore - animale - prati/pascoli - ambiente - turismo/qualità della vita - economia locale.

Per quanto riguarda i prodotti dell'allevamento dei bovini, generalmente ottenuti nel rispetto del protocollo di autodisciplina del settore, si rileva che oltre il 90% del latte è trasformato dalle cooperative organizzate in una struttura di II grado (CONCAST Trentingrana) e quasi il 50% del prodotto è trasformato in formaggi tipici (Grana del Trentino) a lunga stagionatura, commercializzati fuori provincia attraverso la medesima struttura cooperativa. La restante parte del latte prodotto è utilizzato per la produzione di altri formaggi, di latte alimentare e yogurt.